Che verso fa la mucca in libanese? — Le onomatopee nella lingua araba

Che verso fa la mucca in libanese? — Le onomatopee nella lingua araba

Si dice che l’arabo sia “come una donna così bella che non ha bisogno di truccarsi per risultare splendida come un cigno del lago libanese Bnachii”. In questa lingua in cui armonia e bellezza sono evidenti nella calligrafia, nella semantica e nel suono, quali sono i versi degli animali? Ce ne parla Salah.

Per i versi degli animali, molte lingue si basano su onomatopee. Ciò è lampante nel caso delle lingue germaniche, come l’inglese, il tedesco e l’olandese, oltre che di altri idiomi parlati in Europa (italiano incluso), dove quasi tutti i termini che si riferiscono ai versi degli animali corrispondono a imitazioni dei versi stessi.

Chiaramente, ciò vale per la mucca come per tutti gli animali più diffusi, come gatti, cani, api e papere. Ma vi siete mai chiesti se valga la stessa regola anche nel mondo arabo?

Il Libano, un’eleganza naturale in chiave orientale

Gli abitanti del Libano sono decisamente orgogliosi della loro lingua madre e non esiste un libanese che non conosca i capolavori musicali di Fairuz, di Sabah e di una vasta schiera di altri importanti artisti, considerati vere e proprie istituzioni della cultura, civiltà e storia del Libano.

In questo paese tutti parlano arabo, come nel resto della regione del Levante. Dato che l’intera area è particolarmente adatta all’allevamento, grazie a terreni fertili e un clima perfetto, non stupisce che il Libano stia facendo da apripista per tutti i paesi mediorientali a riguardo degli investimenti in questo ambito. Il settore zootecnico coinvolge l’intero Libano e gli allevamenti bovini disseminati in tutto il territorio ne sono un’evidente testimonianza.

Chi visita il Libano non può non notare le tante mucche al pascolo su prati verdissimi, un dettaglio che aggiunge ulteriore fascino a un paese caratterizzato da natura incontaminata, alte montagne e ruscelli di acqua pura. Non a caso, questa destinazione ideale accoglie milioni di turisti ogni anno, concedendo loro di trascorrere delle vacanze rilassanti, a debita distanza dal caos cittadino. Ma con che termine si riferiscono i libanesi al verso delle loro mucche, o del bestiame in generale, nella vita quotidiana e nei loro dizionari?

Le onomatopee nella lingua araba

In questo campo, l’arabo si comporta in modo molto diverso dalle lingue germaniche e da molte altre in generale. I popoli del Grande Medio Oriente utilizzano tuttora un’ampia gamma di termini del tutto avulsi dagli effettivi versi degli animali. Di fatto, le onomatopee sono pressoché inesistenti nella lingua araba, eccetto che in pochi casi in cui i termini assomigliano in qualche modo ai suoni cui si riferiscono: il fruscio della brezza fra le fronde degli alberi, il gorgoglio dei ruscelli, il nitrito dei cavalli, il gracidio delle rane, il miagolio dei gatti, l’ululato dei lupi e lo scricchiolio delle porte.

Alcuni linguisti arabi ritengono che lo scarsissimo utilizzo di onomatopee dipenda direttamente dalla resistenza della lingua araba a mutare nel corso dei secoli — nonostante la recente introduzione di alcuni neologismi nella lingua di tutti i giorni, dovuti alle moderne tecnologie. Altri linguisti tendono a collegare questo fenomeno alla mentalità tendenzialmente conservatrice degli arabi, generalmente poco avvezzi ad abbandonare le loro tradizioni, valori, principi e persino linguaggio.

Per produrre un suono simile a un muggito basta semplicemente un lieve movimento delle labbra, e la “emme” è uno dei primi suoni bilabiali riproducibili perfettamente sin da piccolissimi. Tuttavia, il termine arabo che si riferisce al verso delle mucche non ha niente in comune con un suono bilabiale. La parola araba “KHOWAR” consiste di 4 lettere e già il primo suono (kh) è una consonante articolata al livello dell’ugola, fra le più difficili da pronunciare, tanto da essere causa di frustrazione per molti bambini fino a 4 anni d’età e anche oltre.

Dunque, già esaminandone la prima lettera, è evidente come il termine “KHOWAR” non abbia nulla a che fare con un muggito. La stessa cosa vale per centinaia di altri versi di animali, come il latrato dei cani, il ruggito dei leoni, il canto dei galli, il belato delle pecore, lo squittio dei conigli, il ringhio delle tigri, il grugnito del maiale e il cinguettio degli uccelli, oltre ad altre categorie di termini che comprovano l’assenza quasi assoluta delle onomatopee nella lingua araba.

Ma, al di là delle opinioni contrastanti sulla presenza di onomatopee nella formazione di neologismi nell’arabo moderno, ciò che resta indiscutibile è la sua sorprendente armonia, apprezzata dalla maggioranza dei linguisti arabi, che paragonano questa lingua a una donna così bella da non aver bisogno di truccarsi per apparire splendida come un cigno del lago libanese Bnachii.

Si tratta di un’armonia lodata anche da linguisti occidentali: Ernest Renan, esperto francese di lingue semitiche, scrisse che “l’arabo costituisce l’evento più stupefacente della storia umana. Sconosciuto durante il periodo classico, si è rivelato improvvisamente già sotto forma di lingua completa. Dopodiché, non ha subito mutazioni sensibili, quindi non se ne può definire uno stadio antico o uno tardo. Tuttora è essenzialmente la stessa di quando è apparsa”.

Scritto da SALAH E. B.

L’articolo originale è stato tradotto da Valerio C.

Pubblicato dalla nostra cara Project Manager Katerina.

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